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I riti funebri più strani al mondo

Funerale Celeste

Questa antica pratica funebre tibetana, conosciuta come funerale celeste, consiste nel deporre i corpi dei defunti sulle cime delle montagne affinché vengano consumati dagli avvoltoi e da altri uccelli predatori.

A prima vista può sembrare una tradizione macabra, ma in realtà racchiude un profondo significato simbolico legato alla concezione buddista della transitorietà della vita. Secondo questa visione, il corpo non è altro che un involucro temporaneo: l’anima lo ha già abbandonato per intraprendere il cammino verso una nuova reincarnazione.

Il gesto di offrire il corpo agli animali diventa quindi un atto di compassione e di generosità, un modo per restituire alla natura ciò che non appartiene più all’individuo, ricordando che tutto è impermanente e destinato a trasformarsi.

Torre del silenzio

La sepoltura celeste nello Zoroastrismo
Nella tradizione zoroastriana, il concetto di sepoltura in cielo riveste un ruolo centrale. I seguaci deponevano i corpi dei defunti sulla cima delle cosiddette Torri del Silenzio (dakhma), affinché fossero esposti agli elementi naturali e agli uccelli predatori.
Secondo questa visione, la morte è considerata un male e la decomposizione della materia un pericolo di contaminazione per la terra, ritenuta sacra e pura. Per questo motivo, seppellire i corpi sarebbe stato visto come un atto sacrilego: l’esposizione all’aria e al sole diventava invece un modo per preservare la purezza del mondo.
Lo zoroastrismo, nato in Iran circa 3.500 anni fa, è una delle religioni più antiche ancora praticate. Le Torri del Silenzio sono tuttora visibili, soprattutto nella regione di Yazd, anche se il loro utilizzo per scopi funerari è stato proibito negli anni ’70. Oggi rimangono come testimonianza di una tradizione millenaria che riflette il profondo rispetto per la natura e la concezione della vita e della morte.

Ghats Funerari di Varanasi

In India ci sono delle zone di cremazione molto conosciute, sono i ghats funerari di Manikarnika e Harishchandra.

Manikarnika Ghat: è il più famoso e considerato il principale luogo di cremazione. Secondo la tradizione, chi viene cremato qui ottiene la moksha, cioè la liberazione dal ciclo di nascita e morte.

Harishchandra Ghat: meno affollato ma altrettanto sacro, prende il nome dal leggendario re Harishchandra, simbolo di verità e sacrificio.

Questo è  un business per gli indù, che credono che le persone cremate qui saranno liberate dalla morte e reincarnazione.

Varanasi è l’unica città indiana in cui le bruciano 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

I corpi sono avvolti in panni colorati e immersi nel Gange dai membri maschili della famiglia, poi vengono bruciati in una fossa il cui fuoco è alimentato dalla famiglia. Bastoni di joss e  incenso si usano per mascherare l’odore pungente dei corpi, le cui ceneri vengono sparse nel Gange.

Famadihana: il ballo con i morti in Madagascar

In Madagascar i morti hanno un ruolo importante nella vita familiare, grazie ad una cerimonia chiamata Famadihana, ovvero “la rotazione delle ossa“. Il Famadihana o “ritorno dei morti” è una cerimonia funebre tradizionale ancora molto sentita in Madagascar, soprattutto nella zona degli altopiani centrali.

Il rituale è quello di rinnovare i sudari dei defunti per tenerli al caldo: il corpo viene avvolto cerimoniosamente in un tessuto bianco e fresco e viene trasportato danzando intorno alla tomba prima di riseppellirlo.

Secondo la filosofia malgascia, gli antenati e i defunti in generale sono sacri, oltre che importanti nella vita quotidiana poiché benedicono e proteggono dalle maledizioni e dalla cattiva sorte e questo rituale è essenziale per onorare gli antenati.

Solitamente il Famadihana ha luogo in inverno (da luglio a settembre) e si ripete ogni 3, 5, 7 o 10 anni, secondo le consuetudini locali. La festa può durare due o tre giorni o anche una settimana ed ha inizio in una data indicata da un astrologo.

Le bare artistiche del Ghana

In Ghana, i funerali non sono un momento di sola tristezza, ma una vera e propria celebrazione dell’esistenza. Nella capitale Accra, tra il popolo Ga, si è sviluppata una tradizione tanto affascinante quanto unica al mondo: le “fantasy coffins”, ovvero bare artistiche e personalizzate che raccontano la vita, le passioni e l’identità della persona scomparsa. Questa pratica prende vita da una profonda convinzione: la morte non è una fine, ma un passaggio verso un altro regno. E così, il rito funebre si trasforma in un’occasione per onorare ciò che è stato, con creatività e orgoglio. La cultura Ga pensa che i morti siano più potenti dei vivi, con la capacità di influenzare i loro parenti. Si dice che i defunti continuino la loro professione nell’aldilà e debbano essere sepolti con qualcosa che rappresenta il loro lavoro.

Le famiglie preparano bare elaborate, ”bare di fantasia“, di qualsiasi forma e dimensione, dalle scarpe da ginnastica alle barche alle bottiglie di Coca-Cola. Si dice che Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Unitisi,  abbia addirittura acquistato due bare di fantasia.

Le bare sospese della tribù Igorot nelle Filippine

Originari delle province settentrionali delle Filippine, gli Igorot praticano un’antica usanza funeraria in cui gli anziani si ritagliano le proprie bare, che vengono inchiodate sulla scogliera alla loro morte. Questo rituale, che ha radici antiche, è un simbolo di rispetto e onore verso i defunti e rappresenta un legame profondo con la spiritualità della comunità. Secondo le credenze locali, i defunti devono essere sepolti il più vicino possibile al cielo, affinché le loro anime possano ascendere più facilmente all’aldilà. Prima che la bara sia issata sulla parete rocciosa  i famigliari permettono che i fluidi del corpo in decomposizione colino su di loro come buon auspicio per il futuro.

In caso di decesso
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